Cataniasottorete.it intervista con Giordano Marino

 Giordano Marino, una vita per il volley
da www.cataniasottorete.it

Abbiamo avuto il piacere di intervistare uno tra gli allenatori più conosciuti della realtà catanese, Giordano Marino. Pochi successi in veste di giocatore ma già tante soddisfazioni, nonostante la giovane età, da allenatore.

- Nella tua breve carriera da giocatore che risultati hai ottenuto?
“Direi proprio che il mio livello tecnico non era granchè alto, anzi direi quasi mediocre. Quello che mi faceva andare avanti era lo stimolo a fare sempre meglio. Ho fatto parte della selezione provinciale under 16 e direttamente dalla panchina ho ottenuto un paio di promozioni dalla D alla C. Se dovessi valutare il giocatore Marino Giordano direi.....mmmm....vediamo.....un piatto di pasta e due palloni super tele”.

- Cosa ti ha spinto a fare l’allenatore? Il desiderio di allenare o qualcuno/qualcosa ti ha portato a fare questa scelta?

“Ho conseguito il primo brevetto a 16 anni. Ero il più piccolo allenatore da Roma in giù. Sicuramente è merito di Enrico Mongiovì se ho intrapreso questa strada. Poi ovviamente andando avanti,la voglia è cresciuta maggiormente”.

- Il passaggio da giocatore ad allenatore è stato semplice?
“Parlando sinceramente ogni tanto mi rimprovero di essere il 7° giocatore in campo, perdendo in qualche frangente un po' di lucidità. No! Non è stato affatto semplice e a dire la verità non lo è tutt'ora”.

- Come cambia l’approccio con gli atleti, prima compagni di squadra ed ora giocatori?
“Penso che alla base di tutto debba esserci il rispetto, riuscire a capire quali siano le gerarchie in palestra, a prescindere dal fatto che i tuoi giocatori siano tuoi ex compagni di squadra o meno. Se si parte da questi pressupposti il compito è molto più semplice”.

- Segui un modello?
“Fortunatamente mi sono fatto le ossa per bene. Sono cresciuto con Enrico Mongiovì, come ho detto prima ed ho collaborato con degli allenatori di altissimo livello, come la prof.ssa Baldi,il prof. Costanzo e Davide Zito. Da ognuno di loro ho imparato qualcosa”.

- Pur essendo un allenatore molto giovane hai già ottenuto dei buoni risultati. Qual è il tuo segreto?

 “Nessun segreto soltanto lavoro sodo in palestra! Poi il merito è dei ragazzi, il compito dell’allenatore è quello di instradarli, poi fanno tutto loro”

- Quest’anno ti è stato confermato l’incarico di allenare la Saturnia Acicastello in serie C, dopo le due promozioni ottenute, e la Volley Valley in serie D. Come riesci a conciliare le due cose e dare sempre il massimo in entrambe?
“Allenare due squadre che affontano campionati di serie è veramente pazzesco. Ogni fine settimana hai due partite, una delle quali sempre in trasferta. Non ci sono giorni liberi e le problematiche, anche non inerenti la pallavolo, raddoppiano. Un vero inferno. Il segreto però è la passione. Ogni tanto mi capita di andare in palestra svogliato, forse per l'accumulo di stress durante la giornata ma soprattutto a causa della sveglia alle 5 per andare a lavoro. Poi però varcata la porta, passa tutto”.

- In questa stagione la Saturnia sta soffrendo il suo esordio in serie C. Te l’aspettavi? E come si affrontano, e risolvono, queste situazioni difficili?
“La società ha allestito una squadra che affrontasse il campionato con l'obiettivo di salvarsi serenamente. Purtroppo varie vicissitudini, quali infortuni, problemi di studio o di lavoro ci stanno rendendo la vita più difficile del previsto. Alla fine però sono sicuro che ce la faremo. Forse è il primo anno che affronto da allenatore un campionato per la salvezza. Sono sicuro che per riuscire nell'intento bisogna restare uniti,remare tutti dalla stessa parte e non arrendersi mai”.

- Sarai sicuramente più soddisfatto di quello che stai ottenendo con i ragazzi del Volley Valley: un buon piazzamento fin qui in Serie D ma soprattutto la vittoria del torneo nazionale a 12 squadre organizzato dalla Sisley Treviso il mese scorso. Che sensazioni hai in merito?
“Il lavoro svolto con le due squadre è per obiettivi differenti. Le squadre sono completamente diverse. Sono equamente soddisfatto. Per quanto riguarda Treviso sono però molto contento, sia per il risultato, per certi versi inaspettato, sia per i ragazzi che hanno dato il massimo senza risparmiarsi”.

- Pensi che questi ragazzi possano arrivare lontano?

“I ragazzi hanno la mentalità e le potenzialità per farlo. Non so se riusciranno in questo intento ma sono sicuro che non sprecheranno e non sprecheremo mai un minuto in palestra per non riuscirci”.

- Che differenze hai visto nei giorni che hai trascorso a Treviso per il torneo, rispetto alla realtà catanese?
Senza ombra di dubbio le altezze. Impressionante. Almeno 4 o 5 giocatori di ogni sestetto superavano i 190 cm. Da appassionato di volley invece direi la professionalità. Al Nord credo siano molto agevolati considerando il fatto che c'è molta gente che investe capitali nel nostro sport. Hanno la possibilità di programmare il proprio lavoro in maniera molto certosina”.

- Cosa pensi che si possa fare per migliorare la pallavolo a Catania? È solo una mancanza di denaro o c’è qualcos’altro sotto?

“Il problema nasce dal principio, dai settori giovanili. Sia ora, sia quando allenavo nel femminile, i problemi sono sempre gli stessi . Le società che lavorano seriamente sui giovani ci sono, e lo fanno anche bene. Purtroppo non si è mai trovato un punto di incontro e la cosa più assurda è che si arriva al punto di collaborare con società di altre provincie per avere delle chance di arrivare alle finali nazionali di categoria”.

- Nel tuo futuro che progetti ci sono?
“Da un punto di vista pallavolistico mi piace vivere le cose giorno per giorno. In questo momento infatti i miei unici obiettivi sono quelli di raggiungere la salvezza con la Saturnia e cercare di arrivare alle finali nazionali con il Volley Valley. Da un punto di vista personale invece gli anni passano e chissà se fra un po’ di tempo si potrebbe anche parlare di un piccolo piccirillo”.

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